Ci siamo trasferiti!

Posted By Sonia | dicembre, 22, 2011

Dal 5 dicembre 2011 ci trovate in via Archimede 119

iodesignonlus.it _intervista a Giuseppe Marco di Paolo a cura di Jacqueline Ceresoli

Posted By Sonia | ottobre, 27, 2011

Quando nasce lo studio EXHIBITA design research e da quanti elementi è composto?
Lo studio è nato nel 2002 con l’idea di riunire un gruppo di giovani designers all’interno di uno spazio di ricerca, che affrontasse le sfide del design a 360° sotto un unico nome. In questo momento siamo tre soci, cinque designer e circa una decina di tecnici che ci supportano quotidianamente nelle nostre “sperimentazioni”.

Cosa progettate e che importanza hanno le nuove tecnologie nel vostro lavoro?
Come dicevo prima, siamo uno studio di design a 360° quindi interveniamo in diversi settori e ambiti di progetto. Principalmente ci piace indagare nel mondo degli allestimenti effimeri, uno dei settori dove forse è più facile sperimentare e mettersi in gioco. La tecnologia è sempre stata alla base del nostro metodo di progettare, circa dieci anni fa noi siamo stati tra i primi, nel nostro settore, a utilizzare tecnologie come la prototipazione rapida e i sistemi R-FID. Oggi indaghiamo nel mondo delle tecnologie con curiosità e, naturalmente, voglia di sperimentare.

Per quali caratteristiche vi distinguete dal Gruppo N!03, noto per allestimenti multimediali?
Non credo che si possa parlare di caratteristiche che ci differenziano, siamo due strutture profondamente diverse sia come metodo progettuale, sia come profilo lavorativo. Sicuramente nel nostro caso non parliamo di uno studio che utilizza le tecnologie per raccontare un concetto, ma di uno studio che sviluppa, controlla e sperimenta le nuove tecnologie per raccontare storie al servizio delle aziende.

Voi siete impegnati su due fronti: eventi promozionali di prodotti o marchi industriali e nell’ambito didattico e formativo: come e quali corsi proponente a futuri progettisti multimixer di Interior design?
Purtroppo in questo settore è molto difficile trovare corsi che possano preparare i giovani a questo mestiere. Credo che una formazione allargata sia la soluzione migliore: formarsi attraverso corsi di specializzazione in diversi ambiti è quello che può permettere ad un ragazzo di imparare a guardarsi in giro e trovare spunti creativi. In Italia i corsi legati agli eventi sono pochi e credo che l’unico più legato alla tecnica sia quello dell’Accademia della Fiera di Milano. Se poi si vuole partire per l’estero, sicuramente consiglierei a Londra la Central Saint Martins College of Art and Design oppure a NYC la Parsons the new school for design.

Chi sono i vostri committenti?
Principalmente aziende che hanno il desiderio di comunicare in modo differente e che amano mettersi in gioco. Collaborare con noi significa relazionarsi: noi abbiamo bisogno che si instauri un buon rapporto con le persone che ci commissionano un lavoro, sia per dare a loro un servizio qualitativamente alto ma soprattutto per riuscire a raggiungere i loro obbiettivi attraverso delle soluzioni di comunicazione e design diverse da quello a cui erano abituati.
Abbiamo lavorato con: enti culturali, artisti in genere, grandi aziende italiane ed estere e in alcuni casi anche con piccole aziende a conduzione famigliare.

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Presentazione stampa Hogan, Parigi, 2010 – Cubi espositivi con tecnologia olografica

Come si sviluppa un progetto? 
Come prima cosa ci interfacciamo con il nostro committente per riuscite a costruire insieme un brief di progetto da cui poter partire con la ricerca, che poi ci porterà ad un progetto reale.
Successivamente strutturiamo una squadra di lavoro che coinvolga le figure al nostro interno che meglio possano gestire il progetto. A questo punto procediamo con una ricerca e definizione di un concept creativo che è rappresentato e descritto al cliente tramite moodboard. Da qui si procede allo sviluppo tecnico, con la realizzazione di modelli 3d, rendering di visualizzazione e ricerca delle tecnologie adatte ai progetti elaborati.
Una volta sviluppato l’intero progetto, si passa alla fase di prototipazione, nella quale proviamo e testiamo quelli che potrebbero essere applicazioni innovative delle tecnologie e design formale delle strutture. Finita questa fase, passiamo alla parte organizzativa e di cantiere. E parallelamente alla tecnica, seguiamo la regia, sviluppiamo il tema e la narrazione dei contenuti, potenziando l’aspetto scenografico dell’evento.

Oltre alle immagini in movimento, la musica o il sound -design che importanza hanno nel vostro progetto?
Parlando di ricerca nel campo delle immagini in movimento credo che oggi come oggi sia impossibile non affrontare il tema del sound-design. Sono due elementi, insieme alla gestione degli spazi, alla base di un buon allestimento multimediale, ed è per questo che noi lo reputiamo un elemento chiave da non trascurare mai. Che si stia parlando di una semplice performance live o che si stia elaborando un coinvolgimento sonoro da inserire in un’istallazione multimediale, il nostro modus operandi è di coinvolgere sin dalle prime fasi di progetto, all’interno del team di lavoro, figure tipo sound-designers e/o semplicemente DJ che possano collaborare ed essere di stimolo per l’intera fase progettuale e realizzativa. Il suono per noi è come la firma dell’artista di un’opera.

Qual’è il progetto che vi ha dato maggiore soddisfazione: perché?
Sono tantissimi i progetti che in questi anni ci hanno resi orgogliosi, ognuno è frutto di una ricerca e quindi è rimasto per noi un’esperienza da ricordare e soprattutto un percorso formativo che ci ha permesso con l’evento successivo di andare oltre. Il POP UP store OLIVETTI in piazza Duomo è stato uno dei primi grandi progetti che abbiamo realizzato, la sperimentazione degli eventi HOGAN sulle nuove tecnologie ci ha permesso di testare spesso nuovi mezzi, l’evento al COLOSSEO con Tod’s ci ha emozionati per lo spazio con cui abbiamo interagito ma forse il progetto che ci darà ancora più soddisfazioni sarà il prossimo che faremo.

Avete creato anche spazi interattivi: in quale evento o contesto?
L’interattività è sicuramente nel nostro DNA, quindi è difficile che in qualsiasi dei nostri progetti non ci sia almeno una caratteristica di interattività. L’interazione con il pubblico l’abbiamo sperimentata con Olivetti, l’occasione in cui abbiamo fatto interagire circa 1000 persone quotidianamente per circa 2 settimane con un sistema di scambio dati e foto. Ci siamo emozionati di più lo scorso, a settembre con la presentazione stampa di FAY, durante MIMODO, nella quale abbiamo ricreato uno spazio totalmente immateriale d’immagini in movimento, in cui il pubblico è stato trasportato in un mondo fantastico dove però tutte le sensazioni percepite erano reali.

Avete già sperimentato il 3D e l’ologramma come supporti innovativi di allestimento scenografico, in quali progetti?
Naturalmente si, non è possibile fare il nostro lavoro oggi senza conoscere bene e aver testato praticamente la tecnologia delle mappature tridimensionali e la tecnologia olografica. Anche in questi due casi non ci siamo fermati ad applicare tecniche e tecnologie conosciute, ma abbiamo cercato di spingerle al massimo per avere comunque un qualcosa che fosse diverso dal quanto già fatto. Nell’evento di presentazione stampa di HOGAN e al lancio del nuovo tablet di Samsung, abbiamo applicato le tecnologie olografiche, nel primo caso in scala ridotta all’interno di cubi espositivi in cristallo e nel secondo facendo vivere figure umane olografiche a grandezza naturale tra il pubblico.
Per quanto riguarda la tecnologia del mapping 3D, abbiamo spostato il punto di proiezione dalle facciate dei palazzi (ormai scontato) agli interni. Gli ultimi due eventi FAY al PAC credo che siano un esempio di come questa tecnologia possa essere utilizzata per emozionare e raccontare delle storie in modo eccezionale: anche in questo caso non ci siamo fermati alla semplice applicazione. Abbiamo sperimentato la proiezione su superfici a riflessione controllata per svelare oggetti celati dietro la proiezione e simulare un effetto olografico. Abbiamo realizzato una vernice con particolari caratteristiche di riflessione che permettesse di annullare il solito chiarore delle proiezioni per rendere i neri così profondi da far sì che gli skyline di città fantastiche diventassero reali e lo spazio si perdesse all’infinito.

Come si diventa progettisti multimediali?
Onestamente non so come si diventa progettisti multimediali, ma posso dire come noi proviamo ad utilizzare la multimedialità. La cosa essenziale è sempre quella di guardarsi in giro ed essere sempre attenti alle innovazioni che possono esserci nel settore dello spettacolo e soprattutto nell’arte. In questi due ambiti è facile trovare delle scintille, che se alimentate dall’ingegno e soprattutto da una conoscenza delle tecnologie e una sperimentazione sul campo, possono portare a progetti multimediali innovativi e soprattutto spettacolari.

L’Italia, nella progettazione di spazi sensoriali di forte impatto scenografico, è competitiva o in ritardo rispetto all”offerta internazionale?
Credo che sostanzialmente la differenza la facciano gli investimenti: per utilizzare le tecnologie ad alto impatto scenografico c’è sicuramente bisogno di budget importanti e come sappiamo in Italia è difficile trovare società e aziende che vogliano investire in tal senso. Ma sono anche convinto che, solo la creatività italiana riesca con pochi mezzi a realizzare ugualmente spazi dal forte contenuto sensoriale che non hanno nulla da invidiare a quelli realizzati all’estero con grandi investimenti economici.

La nostra cultura progettuale e il “Made in Italy”, nel futuro già presente, sarà rappresentato dall’innovazione dei materiali e dalla qualità dei progetti multimediali di EXHIBIT Design, attualmente in via di sviluppo: perché?
Vista la velocità con cui si evolvono le tecnologie e i nuovi modi di relazionarsi, credo che la multimedialità nel suo complesso e quindi anche l’applicazione sull’ exhibit design sia uno dei volani della crescita futura.
Sicuramente in Italia abbiamo la voglia e l’inventiva che serve a produrre progetti innovativi in questo settore, che potrebbe caratterizzare il design “Made in Italy”del futuro .

siste una Fiera specifica dedicata all’ EXHIBIT design, di livello internazionale, considerata una vetrina esclusiva dove esporre i progetti di allestimento”ad alta definizione tecnologica”: quale?
Non esiste una fiera così specifica e comunque il progetto di exhibit design è talmente specifico e tagliato su misura che credo non sia possibile mostrare un prodotto (come può essere un nostro progetto) e poter ipotizzare un utilizzo su un altro evento o cliente. In questo settore il “fatto su misura” credo che sia ancora una caratteristica essenziale.

Avete mai pensato di progettare uno spazio o un ‘ opera site -specific polisensoriale per comunicare, non un prodotto o un marchio industriale, bensì il vostro potenziale creativo; dove e quando?
Sicuramente ci abbiamo pensato varie volte ma forse la cosa che non ci ha mai messo davanti all’opportunità di realizzarlo realmente è la difficoltà di arrivare a una conclusione: la nostra caratteristica di guardare oltre ci porta a non accontentarci mai e a non riuscire ad arrivare a qualcosa che ci rappresenti in modo completo. Se un giorno riuscissimo a realizzare questo spazio significa che è ora di fermarsi.

A quale progetto state lavorando attualmente?
Portiamo avanti sempre più progetti in vari settori ed ambiti, in questo periodo siamo concentrati principalmente alla strutturazione dei concept di progetto per il salone del mobile.

Interdisciplinarità, contaminazione di tecniche, competenze e linguaggi diversi sono alla base della attuale cultura progettuale, ma quando la tecnica diventa un ‘opera creativa e innovativa?
Credo che la conoscenza della tecnica e dei diversi linguaggi sia alla base di un percorso d’innovazione, ma sicuramente non sono questi gli elementi che rendono un progetto, un’opera creativa. Per far sì che realmente si riesca a creare elementi che possano essere definiti “opera creativa” credo che dietro all’idea e ci debba essere una storia con dei contenuti e riflessioni sul nostro tempo.

Come vi siete fatti conoscere sul mercato internazionale, nell’ambito EXHIBIT design, attraverso i nuovi media o grazie a diverse esperienze lavorative; inoltre nel vostro lavoro vale ancora il “passa parola ” e la relazione umana: perché?
Nel nostro caso il “passa parola” credo che sia l’unico mezzo di comunicazione che abbiamo mai utilizzato. Non ci siamo mai interessati molto a comunicare cosa e come lo facciamo per il semplice motivo che come ho detto all’inizio, a noi piace interagire con i clienti e lavorare insieme per raggiungere un obiettivo. Per questo motivo anche la collaborazione deve nascere pian piano e bisogna conoscersi prima di affrontare un progetto insieme. All’estero lavoriamo molto grazie ad aziende che individuano nel Made in Italy una caratteristica di qualità e di riconoscibilità del loro prodotto, per questo si affidano a studi di progettazione Italiani come una garanzia di creatività

Quali sono le caratteristiche ideali per diventare un eccellente progettista multimediale?
Sicuramente la curiosità, la voglia di capire come funziona il mondo che ci circonda, ma probabilmente più di tutto bisogna essere un po’ pazzi e un po’ visionari.